venerdì 14 gennaio 2011
venerdì 31 dicembre 2010
mercoledì 23 luglio 2008
La vita ci appartiene!
Il dibattito vita/morte, testamento biologico, accanimento terapeutico e eutania diviene ogni giorno sempre più attuale.
Abbiamo sempre pensato che la vita appartenga alle persone, e che ogni persona possa disporre liberamente della sua esistenza. Le religioni monoteistiche, oltre ad aver inventato un dio creatore, follemente sostengono che la vita appartine al loro inventato dio. Noi non siamo dei burattini in loro mano. Per questo motivo, e per seguire il dibattito su a chi appartenga la vita è nato il blo:
http://lavitaciappartiene.blogspot.com
Il blog informerà su quanto viene scritto su questo tema.
Abbiamo sempre pensato che la vita appartenga alle persone, e che ogni persona possa disporre liberamente della sua esistenza. Le religioni monoteistiche, oltre ad aver inventato un dio creatore, follemente sostengono che la vita appartine al loro inventato dio. Noi non siamo dei burattini in loro mano. Per questo motivo, e per seguire il dibattito su a chi appartenga la vita è nato il blo:
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Il blog informerà su quanto viene scritto su questo tema.
lunedì 21 aprile 2008
A Genova denunciato perchè scriveva: «Morte al Papa»
Corriere della Sera 21.4.08
In un piccolo istituto medio di Pieve Ligure. A Genova denunciato il figlio di un ex assessore prc. Scriveva: «Morte al Papa»
Arriva il capo dei vescovi, rivolta a scuola
No a Bagnasco di alcuni genitori e insegnanti. La preside: attività alternative per chi non lo ascolta
di Erika Dellacasa
La protesta accompagnata da un documento scaricato dal sito Internet dell'Unione atei e agnostici razionalisti
GENOVA — L'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco prepara una visita nella scuola media di Pieve Ligure, un piccolo comune del Golfo Paradiso, e scoppia un caso. La visita in orario di lezione, domani, non è piaciuta ad alcuni genitori (tre dichiarati, altri defilati) che hanno protestato in nome della laicità della scuola pubblica. Richieste di chiarimenti alla preside, Vanda Roveda, una lettera riservata diventata pubblica, una professoressa che solleva obiezioni, in breve tutto il paese ne parla. La lettera arrivata sul tavolo del consiglio di istituto, che ha poi approvato la visita con un solo astenuto, aveva allegato un testo scaricato dal sito dell'Unione atei e agnostici razionalisti. Il testo definisce le visite confessionali nelle scuole: «La legge non consente — scrive la Uaar — che nelle scuole pubbliche statali il normale svolgimento delle lezioni venga modificato per celebrazioni di carattere confessionale ». Gli atei e agnostici consigliano di diffidare la scuola e rivolgersi al Tribunale civile. «Volevamo solo documentare la giurisprudenza in materia — spiega Carla Scarsi, mamma di uno studente — ma soprattutto volevamo chiedere informazioni e ricordare che ci sono regole. Due mesi fa era stata annunciata la proiezione alle elementari di un video sui volontari nelle missioni in Africa. Poi sono venuti in classe dei militari in divisa e hanno proiettato un video con i marines che si paracadutavano ».
Cosa farà a scuola il cardinale Bagnasco? «Non è una visita confessionale — spiega la preside —, non c'è alcun momento di liturgia, niente messe, niente preghiere collettive, è solo un saluto». Ma la situazione ha imposto una nuova organizzazione: «Nessuno è obbligato a partecipare — dice la preside —. I ragazzi che non fanno l'ora di religione avranno a disposizione un'attività alternativa durante la visita. Se qualche professore lo preferisce potrà fare lezione». Quello che la preoccupa, ora, è la scorta di Bagnasco: «Spero che rimangano fuori dalla scuola». Un micro-caso Sapienza? «Ma quale Sapienza — dice don Grilli, vicario del Levante —. Rispetto l'opinione di tutti ma chi contesta è una infinitesima minoranza che non ha capito lo spirito di una visita di cortesia. Non c'è nessuna volontà di ingerenza della Chiesa. Certi atteggiamenti sono frutto di un integralismo laicista. A scuola ci vanno i calciatori e non ci può andare il vescovo? ». Il cardinale Bagnasco ieri era a Roma. «Gli ho spiegato la situazione per telefono — dice don Grilli — e ne ha sorriso con me». Quindi verrà? «Sicuro, sereno come sempre. I problemi sono altri«. Bagnasco è sempre sotto scorta e le misure di sicurezza in attesa della visita del Papa a Genova il 17 maggio sono aumentate. Due giorni fa sono stati denunciati due ragazzi di 17 e 24 anni che scrivevano su un muro «Morte al papa», uno è il figlio di un ex assessore comunale di Rifondazione. Gli Atei e Agnostici preparano uno «sbattezzo » collettivo (la richiesta di essere cancellati dagli elenchi parrocchiali) e manifesti per illustrare «quanto ci costa la Chiesa e questa visita papale». Chi si dichiara esterrefatto per l'arrivo della Digos sono i quaranta curdi riuniti in un ostello a Savona: «Siamo qui per un incontro culturale. Del Papa non sapevamo nulla».
In un piccolo istituto medio di Pieve Ligure. A Genova denunciato il figlio di un ex assessore prc. Scriveva: «Morte al Papa»
Arriva il capo dei vescovi, rivolta a scuola
No a Bagnasco di alcuni genitori e insegnanti. La preside: attività alternative per chi non lo ascolta
di Erika Dellacasa
La protesta accompagnata da un documento scaricato dal sito Internet dell'Unione atei e agnostici razionalisti
GENOVA — L'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco prepara una visita nella scuola media di Pieve Ligure, un piccolo comune del Golfo Paradiso, e scoppia un caso. La visita in orario di lezione, domani, non è piaciuta ad alcuni genitori (tre dichiarati, altri defilati) che hanno protestato in nome della laicità della scuola pubblica. Richieste di chiarimenti alla preside, Vanda Roveda, una lettera riservata diventata pubblica, una professoressa che solleva obiezioni, in breve tutto il paese ne parla. La lettera arrivata sul tavolo del consiglio di istituto, che ha poi approvato la visita con un solo astenuto, aveva allegato un testo scaricato dal sito dell'Unione atei e agnostici razionalisti. Il testo definisce le visite confessionali nelle scuole: «La legge non consente — scrive la Uaar — che nelle scuole pubbliche statali il normale svolgimento delle lezioni venga modificato per celebrazioni di carattere confessionale ». Gli atei e agnostici consigliano di diffidare la scuola e rivolgersi al Tribunale civile. «Volevamo solo documentare la giurisprudenza in materia — spiega Carla Scarsi, mamma di uno studente — ma soprattutto volevamo chiedere informazioni e ricordare che ci sono regole. Due mesi fa era stata annunciata la proiezione alle elementari di un video sui volontari nelle missioni in Africa. Poi sono venuti in classe dei militari in divisa e hanno proiettato un video con i marines che si paracadutavano ».
Cosa farà a scuola il cardinale Bagnasco? «Non è una visita confessionale — spiega la preside —, non c'è alcun momento di liturgia, niente messe, niente preghiere collettive, è solo un saluto». Ma la situazione ha imposto una nuova organizzazione: «Nessuno è obbligato a partecipare — dice la preside —. I ragazzi che non fanno l'ora di religione avranno a disposizione un'attività alternativa durante la visita. Se qualche professore lo preferisce potrà fare lezione». Quello che la preoccupa, ora, è la scorta di Bagnasco: «Spero che rimangano fuori dalla scuola». Un micro-caso Sapienza? «Ma quale Sapienza — dice don Grilli, vicario del Levante —. Rispetto l'opinione di tutti ma chi contesta è una infinitesima minoranza che non ha capito lo spirito di una visita di cortesia. Non c'è nessuna volontà di ingerenza della Chiesa. Certi atteggiamenti sono frutto di un integralismo laicista. A scuola ci vanno i calciatori e non ci può andare il vescovo? ». Il cardinale Bagnasco ieri era a Roma. «Gli ho spiegato la situazione per telefono — dice don Grilli — e ne ha sorriso con me». Quindi verrà? «Sicuro, sereno come sempre. I problemi sono altri«. Bagnasco è sempre sotto scorta e le misure di sicurezza in attesa della visita del Papa a Genova il 17 maggio sono aumentate. Due giorni fa sono stati denunciati due ragazzi di 17 e 24 anni che scrivevano su un muro «Morte al papa», uno è il figlio di un ex assessore comunale di Rifondazione. Gli Atei e Agnostici preparano uno «sbattezzo » collettivo (la richiesta di essere cancellati dagli elenchi parrocchiali) e manifesti per illustrare «quanto ci costa la Chiesa e questa visita papale». Chi si dichiara esterrefatto per l'arrivo della Digos sono i quaranta curdi riuniti in un ostello a Savona: «Siamo qui per un incontro culturale. Del Papa non sapevamo nulla».
domenica 20 aprile 2008
Ratzinger in America: Bush, Papa e famiglia
Ratzinger in America: Bush, Papa e famiglia
di Matteo Bosco Bortolaso
Il Manifesto del 17/04/2008
Tra il pontefice e il presidente Usa, che lo ha accolto ieri in pompa magna, intesa contro aborto e staminali. Ma non su Iraq, Cuba, e pena di morte
Il presidente degli Stati uniti George W. Bush e Papa Benedetto XVI sono uniti nella lotta alla «dittatura del relativismo» e nella difesa della «vita, il matrimonio e la famiglia». Divisi - anche se con molte sfumature diplomatiche - sui modi di condurre la lotta al terrorismo.
È questo uno dei primi dati politici che emerge dalla visita di Joseph Ratzinger negli Stati uniti. Accogliendo il pontefice alla Casa Bianca, Bush ha dichiarato che gli Usa sono «uno dei Paesi più innovativi, creativi e dinamici sulla terra, ma anche tra i più religiosi». Il presidente ha detto al Papa che gli Usa hanno «bisogno» del suo messaggio di rifiuto della dittatura del relativismo, e accolgono «la cultura della giustizia e della verità». Il pontefice ha ricambiato dicendo di essere venuto negli States «come amico».
Dopo i colloqui privati nell'ufficio ovale, la Santa Sede e l'amministrazione Bush hanno preparato un comunicato congiunto in cui sottolineano l'importanza di alcune tematiche come «la difesa e la promozione della vita, il matrimonio e la famiglia» o «il rifiuto totale del terrorismo, così come della manipolazione della religione per giustificare atti immorali e violenti contro gli innocenti». È interessante leggere un altro passo del comunicato congiunto: durante i colloqui, Bush e Benedetto XVI «si sono soffermati sulla necessità di affrontare il terrorismo con mezzi appropriati che rispettino la persona umana e i suoi diritti». Fuori dal morbido linguaggio della diplomazia, la frase potrebbe alludere a una preoccupazione vaticana per il caso di Abu Ghraib e delle torture inflitte ai membri di al Qaeda, in aperta violazione di quei diritti umani che il pontefice difende e difenderà venerdì, nello storico discorso che pronuncerà alle Nazioni Unite.
Quella del papa tedesco è soltanto la seconda visita di un pontefice alla Casa Bianca: la prima risale a quasi trent'anni fa. Non era mai accaduto che un presidente andasse all'aeroporto ad accogliere il Papa, come ha fatto Bush.
L'incontro dei due leader è stato un momento storico davvero in pompa magna, come di rado si è visto persino nei riguardi delle teste coronate che visitano gli Usa. I lampioni attorno alla residenza presidenziale erano stati addobbati con i colori bianco, rosso e blu della bandiera degli Stati uniti e bianco e giallo del vessillo vaticano. Più di 9 mila persone hanno cantato «happy birthday» al Papa, che compiva 81 anni, prima in maniera spontanea, all'entrata, poi, più formalmente, all'uscita. Boy scout e cavalieri di Colombo hanno riempito le strade di Downtown Washington. Qualche rappresentante della comunità ispanica - che costituisce una fetta importante del cattolicesimo negli Stati uniti - ha gridato «Viva el Papa». Qualcun altro aveva disegnato una torta di cioccolato, con un 81 sopra, su un manifesto. Una torta vera - multipiano - era stata preparata nella sala blu della Casa Bianca. Ieri sera, poi, è stata preparata una cena in onore del pontefice, che però non ha partecipato. La East Room si è comunque riempita di cibo bavarese, in onore del pastore di origini tedesche. Benedetto XVI ha ringraziato i fedeli a stelle e strisce con un vigoroso «God Bless America» a conclusione del suo intervento.
Tutto liscio tra Bush e Benedetto? Ieri, la stampa americana spiegava che i due avevano opinioni simili - e negative - su aborto, matrimonio omosessuale e cellule staminali.
Divergenti, invece, le idee su Iraq, embargo cubano e pena di morte. In effetti però, il comunicato ufficiale, dopo un accenno al Libano, allude solo a una generica e «comune preoccupazione per la situazione in Iraq, in particolare per lo stato precario delle comunità crisitane lì e altrove nella regione».
Un altro argomento atteso in Usa riguardava lo scandalo dei preti pedofili. Già sull'aereo papale, Benedetto XVI aveva detto di «vergognarsi profondamente» per quello che è successo.
di Matteo Bosco Bortolaso
Il Manifesto del 17/04/2008
Tra il pontefice e il presidente Usa, che lo ha accolto ieri in pompa magna, intesa contro aborto e staminali. Ma non su Iraq, Cuba, e pena di morte
Il presidente degli Stati uniti George W. Bush e Papa Benedetto XVI sono uniti nella lotta alla «dittatura del relativismo» e nella difesa della «vita, il matrimonio e la famiglia». Divisi - anche se con molte sfumature diplomatiche - sui modi di condurre la lotta al terrorismo.
È questo uno dei primi dati politici che emerge dalla visita di Joseph Ratzinger negli Stati uniti. Accogliendo il pontefice alla Casa Bianca, Bush ha dichiarato che gli Usa sono «uno dei Paesi più innovativi, creativi e dinamici sulla terra, ma anche tra i più religiosi». Il presidente ha detto al Papa che gli Usa hanno «bisogno» del suo messaggio di rifiuto della dittatura del relativismo, e accolgono «la cultura della giustizia e della verità». Il pontefice ha ricambiato dicendo di essere venuto negli States «come amico».
Dopo i colloqui privati nell'ufficio ovale, la Santa Sede e l'amministrazione Bush hanno preparato un comunicato congiunto in cui sottolineano l'importanza di alcune tematiche come «la difesa e la promozione della vita, il matrimonio e la famiglia» o «il rifiuto totale del terrorismo, così come della manipolazione della religione per giustificare atti immorali e violenti contro gli innocenti». È interessante leggere un altro passo del comunicato congiunto: durante i colloqui, Bush e Benedetto XVI «si sono soffermati sulla necessità di affrontare il terrorismo con mezzi appropriati che rispettino la persona umana e i suoi diritti». Fuori dal morbido linguaggio della diplomazia, la frase potrebbe alludere a una preoccupazione vaticana per il caso di Abu Ghraib e delle torture inflitte ai membri di al Qaeda, in aperta violazione di quei diritti umani che il pontefice difende e difenderà venerdì, nello storico discorso che pronuncerà alle Nazioni Unite.
Quella del papa tedesco è soltanto la seconda visita di un pontefice alla Casa Bianca: la prima risale a quasi trent'anni fa. Non era mai accaduto che un presidente andasse all'aeroporto ad accogliere il Papa, come ha fatto Bush.
L'incontro dei due leader è stato un momento storico davvero in pompa magna, come di rado si è visto persino nei riguardi delle teste coronate che visitano gli Usa. I lampioni attorno alla residenza presidenziale erano stati addobbati con i colori bianco, rosso e blu della bandiera degli Stati uniti e bianco e giallo del vessillo vaticano. Più di 9 mila persone hanno cantato «happy birthday» al Papa, che compiva 81 anni, prima in maniera spontanea, all'entrata, poi, più formalmente, all'uscita. Boy scout e cavalieri di Colombo hanno riempito le strade di Downtown Washington. Qualche rappresentante della comunità ispanica - che costituisce una fetta importante del cattolicesimo negli Stati uniti - ha gridato «Viva el Papa». Qualcun altro aveva disegnato una torta di cioccolato, con un 81 sopra, su un manifesto. Una torta vera - multipiano - era stata preparata nella sala blu della Casa Bianca. Ieri sera, poi, è stata preparata una cena in onore del pontefice, che però non ha partecipato. La East Room si è comunque riempita di cibo bavarese, in onore del pastore di origini tedesche. Benedetto XVI ha ringraziato i fedeli a stelle e strisce con un vigoroso «God Bless America» a conclusione del suo intervento.
Tutto liscio tra Bush e Benedetto? Ieri, la stampa americana spiegava che i due avevano opinioni simili - e negative - su aborto, matrimonio omosessuale e cellule staminali.
Divergenti, invece, le idee su Iraq, embargo cubano e pena di morte. In effetti però, il comunicato ufficiale, dopo un accenno al Libano, allude solo a una generica e «comune preoccupazione per la situazione in Iraq, in particolare per lo stato precario delle comunità crisitane lì e altrove nella regione».
Un altro argomento atteso in Usa riguardava lo scandalo dei preti pedofili. Già sull'aereo papale, Benedetto XVI aveva detto di «vergognarsi profondamente» per quello che è successo.
mercoledì 16 aprile 2008
Onu la battaglia della Chiesa contro i diritti umani
Onu la battaglia della Chiesa contro i diritti umani
Liberazione del 16 aprile 2008, pag. 12
di Elena Biagini
Ratzinger, sbarcato ieri negli Stati Uniti, parlerà venerdì all'Assemblea generale dell'Onu, e il suo discorso - il quarto pronunciato da un pontefice nel Palazzo di Vetro - verterà, secondo le parole del cardinale Bertone, «sul riconoscimento del ruolo delle Nazioni Unite - e, al contempo - sull'unità e l'indivisibilità dei diritti umani fondamentali, che affondano le loro radici nella natura dell'uomo creato ad immagine di Dio». Ratzinger stesso di recente ha dichiarato: «La Chiesa Cattolica si impegna affinché i diritti dell'uomo siano non solamente proclamati, ma applicati. La Santa Sede non si stancherà di riaffermare tali principi e tali diritti fondati su ciò che è permanente ed essenziale alla persona umana».
Nella realtà storica degli ultimi venti anni, al contrario, è proprio sull'espunzione di ciò che la chiesa cattolica non ritiene evidentemente "essenziale alla persona umana" che si è qualificata l'azione vaticana alle Nazioni Unite, un'azione di forte ostacolo all'applicazione dei diritti umani, in specifico dei diritti di genere.
Sen e Onufer Correa, (Coordinatrici delle Ricerche Dawn su globalizzazione e diritti sessuali e riproduttivi) hanno sottolineato come all'inizio del XXI secolo le femministe che hanno tentato di legare su base globale, nazionale e locale la giustizia di genere alla giustizia economica si sono trovate davanti a due sfide concatenate: da una parte la globalizzazione neoliberista dà luogo a crescenti disuguaglianze di ricchezza e reddito, dall'altra almeno una delle reazioni alla globalizzazione «consiste nel rafforzamento di identità nazionali, religiose, etniche o di altro tipo, attraverso l'affermazione dei ruoli di genere e sistemi d'autorità e controllo "tradizionali"».
Negli anni '90 sono state un terreno fertile per il sorgere di tali tensioni, e quindi teatro di scontro tra femministe e tradizionalisti, le conferenze Onu: da quella di Rio del '92 su Ambiente e sviluppo alla conferenza sull'Habitat tenutasi a Istanbul nel 1996, passando per l'evento in questo senso più significativo, cioè la quarta conferenza sulle Donne (Pechino 1995). In tutti gli incontri è emerso il conflitto Sud-Nord, rispetto al quale l'egemonia politica instaurata dalla montante ideologia neoliberista, imposta da Wto, Fmi e Banca mondiale, ha determinato uno strapotere dei governi del Nord del mondo. In questo clima il fronte conservatore (alcuni stati, tra cui il Vaticano, e numerose Ong, in particolare organizzazioni antiaboriste nordamericane tra cui spicca la cattolica Human Life International) ha lavorato tra i paesi più poveri per ampliare l'opposizione ad un'agenda sui diritti delle donne cercando di qualificarsi come baluardo del Sud del mondo. Il Vaticano fin dal 1992 fa dichiarazioni contro le disuguaglianze Sud-Nord ma alla Conferenza di Vienna sui diritti umani, nel 1993, chiarisce già in modo esplicito che il suo obiettivo prioritario è non far riconoscere i diritti di genere come diritti umani. Il primo vero terreno di scontro è la conferenza su Popolazione e sviluppo (Il Cairo 1994) dove il Vaticano risponde all'allarme sulla "bomba demografica" con la riproposizione di una politica pronatalista, accusa i paesi occidentali di mentire sull'analisi demografica per meglio pianificare la limitazione delle nascite e cerca di mobilitare i paesi del terzo mondo contro quello che Wojtyla definisce «l'imperialismo contraccettivo dei paesi ricchi». Wojtyla lavora per ottenere il consenso dei paesi islamici prima e di alcuni paesi sudamericani poi. Nella risoluzione finale della Conferenza un emendamento sancisce che le raccomandazioni elaborate saranno applicate non solo nel rispetto delle sovranità nazionali, ma anche dei differenti «valori religiosi ed etici». A Il Cairo, quindi, prende corpo la strategia vaticana perseguita in seguito a Pechino e Pechino + 5, (Riesame dello stato dell'opera a 5 anni dalla Conferenza): opporsi all'inserimento tra i diritti umani del diritto alla salute in un'interpretazione che includa anche il diritto a una libera sessualità, alla contraccezione, all'aborto legale quindi sicuro, a una maternità libera. Il teatro più imponente dello scontro è la conferenza mondiale sulle Donne di Pechino dove è grandissima la presenza di gruppi femministi e lesbici (soprattutto nel parallelo Forum delle ong di Huairou) ma anche il dispiegamento del fronte tradizionalista: Vaticano, paesi islamici e gruppi pro-life. L'oggetto polemico dei tradizionalisti è il termine genere ( gender ) che contiene una distinzione tra naturale e biologico - quindi immutabile - e socialmente e culturalmente costruito - quindi modificabile. Si richiede ufficialmente che nei documenti ufficiali usciti dalle conferenze preparatorie il termine gender venga posto tra parentesi in tutti i suoi usi (prospettiva di genere, analisi di genere, ruoli di genere…) per poi metterlo nuovamente in discussione, in quanto la teoria del genere decostruisce la naturalità della ruolizzazione tra donne e uomini. Da questo momento divengono nemiche prioritarie del Vaticano Adrienne Rich e il suo saggio Eterosessualità obbligata e esistenza lesbica , Judith Butler autrice di Scambi di genere , ma anche altre ricercatrici di gender studies ed esponenti del "femminismo di genere" quali Anne Falsto-Sterling, Kate Bornstein, Susan Okin Shulamith Fireston e Nancy Chodorow per le sue analisi sulla costruzione culturale e sociale della divisione del lavoro tra donne e uomini. Wojtyla cerca di mascherare il tenore dell'intervento vaticano a Pechino attraverso la lettera apostolica alle donne (10 luglio 1995) in cui insiste su uguaglianza, dignità e diritti identificando però «il valore della femminilità nel cuore della propria famiglia». Parla anche di violenza e di riconoscimento del ruolo pubblico delle donne ma ribadisce la «protezione di ogni vita umana, a ogni stadio del suo sviluppo e in ogni situazione». Nel frattempo Navarro Valls, membro della delegazione vaticana a Pechino, si oppone al concetto di gender e quanto connesso. In conclusione il fronte tradizionalista ottiene che non venga esplicitata una definizione di gender ma a Pechino esce comunque la Piattaforma d'azione, il testo sulle politiche di genere più rilevante in ambito Onu che contiene l'affermazione della aspirazione a «guardare il mondo con occhi di donna» e la proclamazione che «i diritti delle donne sono diritti umani». Le parole chiave della conferenza, "punto di vista di genere", "empowerment", "mainstreaming", sono entrate negli anni seguenti, seppur con risultati alterni, nel dibattito dei governi. Infatti, dopo Pechino, l'obiettivo del Vaticano diviene cancellare o almeno affievolire l'Agenda di genere.
Fra marzo e luglio del 1999 si tengono tre delle revisioni "+ 5" (bilanci a distanza di 5 anni) delle Conferenze degli anni ‘90 nelle quali spesso si giunge a punti morti. Le ragioni dello stallo sono due: il crescente divario economico fra Sud e Nord e la difficoltà di raggiungere il consenso su temi riguardanti il genere. L'Agenda di Pechino, infatti, esce attenuata, almeno in parte, dal Riesame (New York 2000). In questa occasione le femministe si ritrovano a difendere le conquiste di Pechino. Le forze conservatrici non governative, soprattutto della destra religiosa del Nord America, partecipano in gran numero e lavorano con una manciata di paesi e con il Vaticano. La Dichiarazione politica firmata a 5 anni da Pechino ne riafferma la Piattaforma ma le forze conservatrici hanno indebolito le proposte d'azione che i governi dovrebbero intraprendere per attuarla, aggiungendo nel documento frasi quali «laddove appropriato», o dicendo che le parti dovrebbero «prendere in considerazione» determinate azioni, piuttosto che invitare direttamente all'azione. Il risultato finale è una messa in discussione dell'universalità dei diritti umani visto che i governi possono negarli alle donne in base a fondamenti culturali o nazionali, è di nuovo attenuata l'idea di diritti umani e universalità elaborata a Pechino: «né maschile né falsamente neutra, ma fortemente segnata dalla differenza fra i sessi» (Chiara Ingrao) .
Negli anni che ci separano dal 2000, Bush (che in questi giorni, al tramonto della sua era, riceve Ratzinger) si è qualificato nell'ambito delle Nazioni Unite come uno dei maggiori alleati delle politiche vaticane tanto che i rappresentanti da lui designati all'Onu sono quasi esclusivamente fondamentalisti cristiani. Il fronte composto da Bush, Vaticano e alcuni stati islamici in questi anni è riuscito, ad esempio, a negare la pillola del giorno dopo alle donne del Kosovo che sopravvivono a violenze e l'accesso ai profilattici e all'educazione sessuale nell'Africa devastata dall'Aids.
Infine lo status specialissimo del Vaticano presso le Nazioni Unite rende il dibattito fortemente disequilibrato: il Vaticano, oltre a godere di una forte rappresentanza nel settore delle ong, è presente alle Conferenze anche come Stato e ha dunque una doppia possibilità di intervento. Dal pontificato di Paolo VI, quando arriva all'Onu il primo rappresentante pontificio, pur non essendo uno stato membro, il Vaticano assume lo statuto eccezionale di osservatore permanente che gli permette di partecipare ai dibattiti dell'Organizzazione senza avere il dovere di conformarsi ai programmi dell'Onu e, pur non essendo soggetto ai doveri e agli impegni imposti agli stati membri, gode del diritto di voto. La situazione risulta tanto inammissibile che Catholic for a free choice, «organizzazione del popolo cattolico, non della chiesa», dal 1995 dà l'avvio ad una petizione per la revoca di questo particolare statuto di osservatore di cui gode il Vaticano alle Nazioni Unite, ma dal 2000 si organizza una reazione, per lo più tra i repubblicani di Bush, che porta nel 2004 ad una risoluzione Onu, approvata all'unanimità, con la quale il Vaticano ottiene la conferma ufficiale del proprio status presso le Nazioni Unite e la legittimazione per la chiesa di Roma ad essere riconosciuta di fatto come l'unica religione del consesso delle nazioni.
Liberazione del 16 aprile 2008, pag. 12
di Elena Biagini
Ratzinger, sbarcato ieri negli Stati Uniti, parlerà venerdì all'Assemblea generale dell'Onu, e il suo discorso - il quarto pronunciato da un pontefice nel Palazzo di Vetro - verterà, secondo le parole del cardinale Bertone, «sul riconoscimento del ruolo delle Nazioni Unite - e, al contempo - sull'unità e l'indivisibilità dei diritti umani fondamentali, che affondano le loro radici nella natura dell'uomo creato ad immagine di Dio». Ratzinger stesso di recente ha dichiarato: «La Chiesa Cattolica si impegna affinché i diritti dell'uomo siano non solamente proclamati, ma applicati. La Santa Sede non si stancherà di riaffermare tali principi e tali diritti fondati su ciò che è permanente ed essenziale alla persona umana».
Nella realtà storica degli ultimi venti anni, al contrario, è proprio sull'espunzione di ciò che la chiesa cattolica non ritiene evidentemente "essenziale alla persona umana" che si è qualificata l'azione vaticana alle Nazioni Unite, un'azione di forte ostacolo all'applicazione dei diritti umani, in specifico dei diritti di genere.
Sen e Onufer Correa, (Coordinatrici delle Ricerche Dawn su globalizzazione e diritti sessuali e riproduttivi) hanno sottolineato come all'inizio del XXI secolo le femministe che hanno tentato di legare su base globale, nazionale e locale la giustizia di genere alla giustizia economica si sono trovate davanti a due sfide concatenate: da una parte la globalizzazione neoliberista dà luogo a crescenti disuguaglianze di ricchezza e reddito, dall'altra almeno una delle reazioni alla globalizzazione «consiste nel rafforzamento di identità nazionali, religiose, etniche o di altro tipo, attraverso l'affermazione dei ruoli di genere e sistemi d'autorità e controllo "tradizionali"».
Negli anni '90 sono state un terreno fertile per il sorgere di tali tensioni, e quindi teatro di scontro tra femministe e tradizionalisti, le conferenze Onu: da quella di Rio del '92 su Ambiente e sviluppo alla conferenza sull'Habitat tenutasi a Istanbul nel 1996, passando per l'evento in questo senso più significativo, cioè la quarta conferenza sulle Donne (Pechino 1995). In tutti gli incontri è emerso il conflitto Sud-Nord, rispetto al quale l'egemonia politica instaurata dalla montante ideologia neoliberista, imposta da Wto, Fmi e Banca mondiale, ha determinato uno strapotere dei governi del Nord del mondo. In questo clima il fronte conservatore (alcuni stati, tra cui il Vaticano, e numerose Ong, in particolare organizzazioni antiaboriste nordamericane tra cui spicca la cattolica Human Life International) ha lavorato tra i paesi più poveri per ampliare l'opposizione ad un'agenda sui diritti delle donne cercando di qualificarsi come baluardo del Sud del mondo. Il Vaticano fin dal 1992 fa dichiarazioni contro le disuguaglianze Sud-Nord ma alla Conferenza di Vienna sui diritti umani, nel 1993, chiarisce già in modo esplicito che il suo obiettivo prioritario è non far riconoscere i diritti di genere come diritti umani. Il primo vero terreno di scontro è la conferenza su Popolazione e sviluppo (Il Cairo 1994) dove il Vaticano risponde all'allarme sulla "bomba demografica" con la riproposizione di una politica pronatalista, accusa i paesi occidentali di mentire sull'analisi demografica per meglio pianificare la limitazione delle nascite e cerca di mobilitare i paesi del terzo mondo contro quello che Wojtyla definisce «l'imperialismo contraccettivo dei paesi ricchi». Wojtyla lavora per ottenere il consenso dei paesi islamici prima e di alcuni paesi sudamericani poi. Nella risoluzione finale della Conferenza un emendamento sancisce che le raccomandazioni elaborate saranno applicate non solo nel rispetto delle sovranità nazionali, ma anche dei differenti «valori religiosi ed etici». A Il Cairo, quindi, prende corpo la strategia vaticana perseguita in seguito a Pechino e Pechino + 5, (Riesame dello stato dell'opera a 5 anni dalla Conferenza): opporsi all'inserimento tra i diritti umani del diritto alla salute in un'interpretazione che includa anche il diritto a una libera sessualità, alla contraccezione, all'aborto legale quindi sicuro, a una maternità libera. Il teatro più imponente dello scontro è la conferenza mondiale sulle Donne di Pechino dove è grandissima la presenza di gruppi femministi e lesbici (soprattutto nel parallelo Forum delle ong di Huairou) ma anche il dispiegamento del fronte tradizionalista: Vaticano, paesi islamici e gruppi pro-life. L'oggetto polemico dei tradizionalisti è il termine genere ( gender ) che contiene una distinzione tra naturale e biologico - quindi immutabile - e socialmente e culturalmente costruito - quindi modificabile. Si richiede ufficialmente che nei documenti ufficiali usciti dalle conferenze preparatorie il termine gender venga posto tra parentesi in tutti i suoi usi (prospettiva di genere, analisi di genere, ruoli di genere…) per poi metterlo nuovamente in discussione, in quanto la teoria del genere decostruisce la naturalità della ruolizzazione tra donne e uomini. Da questo momento divengono nemiche prioritarie del Vaticano Adrienne Rich e il suo saggio Eterosessualità obbligata e esistenza lesbica , Judith Butler autrice di Scambi di genere , ma anche altre ricercatrici di gender studies ed esponenti del "femminismo di genere" quali Anne Falsto-Sterling, Kate Bornstein, Susan Okin Shulamith Fireston e Nancy Chodorow per le sue analisi sulla costruzione culturale e sociale della divisione del lavoro tra donne e uomini. Wojtyla cerca di mascherare il tenore dell'intervento vaticano a Pechino attraverso la lettera apostolica alle donne (10 luglio 1995) in cui insiste su uguaglianza, dignità e diritti identificando però «il valore della femminilità nel cuore della propria famiglia». Parla anche di violenza e di riconoscimento del ruolo pubblico delle donne ma ribadisce la «protezione di ogni vita umana, a ogni stadio del suo sviluppo e in ogni situazione». Nel frattempo Navarro Valls, membro della delegazione vaticana a Pechino, si oppone al concetto di gender e quanto connesso. In conclusione il fronte tradizionalista ottiene che non venga esplicitata una definizione di gender ma a Pechino esce comunque la Piattaforma d'azione, il testo sulle politiche di genere più rilevante in ambito Onu che contiene l'affermazione della aspirazione a «guardare il mondo con occhi di donna» e la proclamazione che «i diritti delle donne sono diritti umani». Le parole chiave della conferenza, "punto di vista di genere", "empowerment", "mainstreaming", sono entrate negli anni seguenti, seppur con risultati alterni, nel dibattito dei governi. Infatti, dopo Pechino, l'obiettivo del Vaticano diviene cancellare o almeno affievolire l'Agenda di genere.
Fra marzo e luglio del 1999 si tengono tre delle revisioni "+ 5" (bilanci a distanza di 5 anni) delle Conferenze degli anni ‘90 nelle quali spesso si giunge a punti morti. Le ragioni dello stallo sono due: il crescente divario economico fra Sud e Nord e la difficoltà di raggiungere il consenso su temi riguardanti il genere. L'Agenda di Pechino, infatti, esce attenuata, almeno in parte, dal Riesame (New York 2000). In questa occasione le femministe si ritrovano a difendere le conquiste di Pechino. Le forze conservatrici non governative, soprattutto della destra religiosa del Nord America, partecipano in gran numero e lavorano con una manciata di paesi e con il Vaticano. La Dichiarazione politica firmata a 5 anni da Pechino ne riafferma la Piattaforma ma le forze conservatrici hanno indebolito le proposte d'azione che i governi dovrebbero intraprendere per attuarla, aggiungendo nel documento frasi quali «laddove appropriato», o dicendo che le parti dovrebbero «prendere in considerazione» determinate azioni, piuttosto che invitare direttamente all'azione. Il risultato finale è una messa in discussione dell'universalità dei diritti umani visto che i governi possono negarli alle donne in base a fondamenti culturali o nazionali, è di nuovo attenuata l'idea di diritti umani e universalità elaborata a Pechino: «né maschile né falsamente neutra, ma fortemente segnata dalla differenza fra i sessi» (Chiara Ingrao) .
Negli anni che ci separano dal 2000, Bush (che in questi giorni, al tramonto della sua era, riceve Ratzinger) si è qualificato nell'ambito delle Nazioni Unite come uno dei maggiori alleati delle politiche vaticane tanto che i rappresentanti da lui designati all'Onu sono quasi esclusivamente fondamentalisti cristiani. Il fronte composto da Bush, Vaticano e alcuni stati islamici in questi anni è riuscito, ad esempio, a negare la pillola del giorno dopo alle donne del Kosovo che sopravvivono a violenze e l'accesso ai profilattici e all'educazione sessuale nell'Africa devastata dall'Aids.
Infine lo status specialissimo del Vaticano presso le Nazioni Unite rende il dibattito fortemente disequilibrato: il Vaticano, oltre a godere di una forte rappresentanza nel settore delle ong, è presente alle Conferenze anche come Stato e ha dunque una doppia possibilità di intervento. Dal pontificato di Paolo VI, quando arriva all'Onu il primo rappresentante pontificio, pur non essendo uno stato membro, il Vaticano assume lo statuto eccezionale di osservatore permanente che gli permette di partecipare ai dibattiti dell'Organizzazione senza avere il dovere di conformarsi ai programmi dell'Onu e, pur non essendo soggetto ai doveri e agli impegni imposti agli stati membri, gode del diritto di voto. La situazione risulta tanto inammissibile che Catholic for a free choice, «organizzazione del popolo cattolico, non della chiesa», dal 1995 dà l'avvio ad una petizione per la revoca di questo particolare statuto di osservatore di cui gode il Vaticano alle Nazioni Unite, ma dal 2000 si organizza una reazione, per lo più tra i repubblicani di Bush, che porta nel 2004 ad una risoluzione Onu, approvata all'unanimità, con la quale il Vaticano ottiene la conferma ufficiale del proprio status presso le Nazioni Unite e la legittimazione per la chiesa di Roma ad essere riconosciuta di fatto come l'unica religione del consesso delle nazioni.
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